Il Maestro Unico

12 09 2008

A mio parere l’introduzione del maestro unico per le scuole elementari dal prossimo anno scolastico è un atto di pessimo governo. Non ho i titoli necessari per analizzare la questione da un punto di vista “da addetto ai lavori”, ma sicuramente posso esprimere la mia idea da “utente” del sistema scolastico italiano.

  • La crisi anche quando non c’è. Per aprire la strada a questa ennesima riforma della scuola è stata diffusa l’idea che la scuola elementare italiana non funziona e che il sistema attuale non è più sostenibile. Mi sembra che i problemi della scuola italiana siano molto più gravi negli stadi successivi: è dalle scuole medie in poi che l’Italia inizia ad arrancare nei confronti degli altri paesi europei. Le elementari sono ottime.
  • Il pluralismo o il pensiero unico? Le scuole elementari sono probabilmente il momento in cui un bambino è più influenzabile, poiché ancora privo di quegli strumenti (che la scuola e la famiglia dovrebbero fornire) che lo rendono critico. E’ quindi evidente che per un bambino può essere determinante l’apporto di figure differenti nel processo della sua formazione. Non è un male crescere in un clima di collaborazione e coordinamento tra più insegnanti; può far capire che il lavoro di gruppo talvolta serve a qualcosa; che raccogliere punti di vista diversi per uno scopo comune aiuta nel proprio lavoro; che anche un maestro può sbagliare, ed è un buon educatore quando ha il coraggio di ammetterlo. La scelta di imporre il maestro unico rischia di generare una carenza di pluralismo e di fornire al bambino una visione unica delle cose. Inoltre sono inimmaginabili i danni che potrebbero essere causati da un cattivo maestro (ahimé a volte esistono! e non penso che questa riforma sia in grado di individuarli ed estirparli…) che segue una classe per cinque anni e li priva della possibilità di un’alternativa. Non so con che convinzione sia stata pensata questa riforma; a me suggerisce un allineamento ad un sistema sempre più imponente di omologazione e di instaurazione di un pensiero unico. La televisione è stata la prima vittima, poi è stata la volta di una cospicua parte dell’editoria, ora è il momento della scuola. E’ il modo migliore per dare sicurezza ed estirpare ogni dubbio, per oscurare la vista fin da piccoli, per lasciare segni indelebili nelle menti dei futuri cittadini. Per ora non è un mio problema, ma credo che non avrei il coraggio di far crescere i miei figli in un sistema del genere.
  • Il vile denaro. Dal punto di vista didattico la scelta del maestro unico ha motivazioni piuttosto deboli e a mio parere ambigue. Il vero motivo, nemmeno troppo velato dalla stessa Gelmini, è la spesa. Infatti questo nuovo sistema ha il merito di far risparmiare molti soldi (e di lasciare a casa molti insegnanti). L’Italia è notoriamente il paese degli sprechi e delle spese inutili, ma, tra i molti campi in cui sono possibili tagli alla spesa, quello dell’istruzione (assieme a quello della sanità) mi sembra il più scellerato. Risparmiare sulla scuola è un intervento miope da parte di uno stato. Vuol dire rinunciare definitivamente ad un futuro ed accontentarsi di un presente tutt’altro che soddisfacente. A mio parere la scuola (statale!) in tutti i suoi ordini dovrebbe essere la destinazione primaria di fondi statali, perché in essa si costruisce la società di domani. In questo momento, in un banco qualsiasi, in una qualsiasi scuola italiana, sta studiando un futuro Primo Ministro d’Italia. Mi piacerebbe che la scuola lo aiutasse ad essere migliore di quello attuale.





Eight is enough!

29 08 2008

Uno dei passaggi più intensi del discorso di ieri di Barack Obama alla convention democratica di Denver.

Tonight, I say to the American people, to Democrats and Republicans and Independents across this great land – enough! This moment – this election – is our chance to keep, in the 21st century, the American promise alive. Because next week, in Minnesota, the same party that brought you two terms of George Bush and Dick Cheney will ask this country for a third. And we are here because we love this country too much to let the next four years look like the last eight. On November 4th, we must stand up and say: “Eight is enough.”

Nonostante la sua eventuale elezione non riguardi in modo diretto il panorama italiano, credo che un così forte segnale di discontinuità con l’era Bush potrebbe portare l’aria del cambiamento, anche nelle menti stanche e rassegnate degli italiani.

Il testo completo del discorso





Un mondo su misura

20 08 2008

Fino ai vent’anni si ha ancora l’incoscienza di credere nei cambiamenti epocali, nelle rivoluzioni armate e in altri folli prodotti della mente. Quando si scopre che la realtà è troppo lontana dall’utopia si può reagire in modi diversi. Io mi sono creato un mondo su misura. Un mondo dove tutto torna, dove sono poche le delusioni, dove non ci si dispera più per la desolazione e la mediocrità che avanza. A riempire questo mondo ci sono gli incontri con persone di valore e affidabili, le buone letture, la buona musica e lo studio. E’ la vittoria dell’individualismo: pur di evitare lo scontro quotidiano con ciò che ci dà fastidio, si finisce per ignorarlo. Il problema è che, anche se si ignora una società in gran parte allo sfascio, essa continua ad esistere! E d’altro canto serve a poco scagliarsi contro chi ci governa come i primi responsabili di quello che succede (ammetto di averlo fatto più volte anche recentemente…). La classe dirigente è semplicemente l’espressione della società che amministra. Occorre quindi andare alla radice del problema: l’etica. Se la condotta di ognuno fosse sottoposta a una rigida autocritica probabilmente non sarebbe nemmeno necessario uno Stato con delle leggi! E’ chiaro che uno scenario del genere è fuori dalla sfera della realtà, ma può essere un buon punto di partenza per riflettere: la rinascita in massa di uno spirito critico potrebbe aprire orizzonti nuovi. Non occorrono grandi menti o valorosi leader che indichino una via, basta esercitare le proprie facoltà mentali ed evitare ad ogni costo il senso comune. Sarebbe un buon modo per rendere inutile la costruzione di un mondo su misura.





Bella Parma

12 08 2008

Parma la grassa. Parma capitale del mangiar bene. Parma della grande musica e del Festival Verdi. Parma con il RIS e l’EFSA. Parma della movida in via Farini e Matteo Cambi in via Burla. Parma ad Agosto semideserta con un manipolo di turisti stranieri a riempirne il centro. Parma un tempo baluardo della Resistenza e delle barricate. Parma e i suoi cittadini in una paranoica ricerca di sicurezza. Parma con la Carta sulla Sicurezza di Vignali ed altri sindaci-sceriffo del nord. Parma che “secondo le procedure” lascia per una notte una prostituta in una cella del comando della polizia municipale. A terra. Sporca. Umiliata.

Forse bisognerebbe svegliarsi dal torpore e chiedersi in che direzione ci stiamo facendo trasportare. Potremmo avere sorprese amare.





Ipocrisia sulla Cina

10 08 2008

Da due giorni a questa parte sono arrivate due cose alle teste del povero italiano medio: 1) la Cina è un grande paese, 2) la Cina (con le sue Olimpiadi) va boicottata.

1) E’ verissimo che la Cina è un grande paese: probabilmente tra non molto supererà i gloriosi Stati Uniti che iniziano a traballare sotto il peso di mutui nati dalle menti malate di banchieri troppo fantasiosi. Ed io credo che il problema sia tutto qui. L’Occidente è spaventato da questo gigante che può inghiottire tutti e spostare il baricentro mondiale. Nessuno abituato da secoli al benessere e ad una presunzione di superiorità vorrebbe abbandonare tale condizione! E a molti da fastidio che uno stato formalmente comunista ed autoritario possa combattere con le armi occidentali del capitalismo l’Occidente stesso.

2) A me sembra ipocrita da parte della politica mettere in rilevanza solo ora la questione dei diritti umani. Dal più ascoltato Bush fino ai nostri Gasparri e Meloni (degni rappresentanti della nostra bella italietta), si è assistito al solito ipocrita festival dell’indignazione e della condanna. Non mi si fraintenda. Sono il primo a riconoscere le mille contraddizioni interne cinesi e do merito a tutti coloro che da anni prendono in considerazione sul serio la gravità della questione. Mi risulta però tremendamente fastidioso e di cattivo gusto che la politica demandi allo sport un compito che non gli spetta. La politica (dalla piccola e insignificante Italia da barzelletta fino agli stati moderni e democratici) ha tutti i mezzi per agire con decisione sulla questione. Un esempio sono i rapporti commerciali ed economici. Se si vuole boicottare la Cina basta privarla di un mercato per le esportazioni. Provate a guardare dentro al vostro pc, al vostro televisore, alla vostra borsetta D&G (lì dovete aguzzare bene la vista…non c’è scritto “made in china”, ma una buona parte di essa viene da là). Provate a pensare di privarvi di tutti questi beni “insostituibili” o di comprarli “made in europe” a prezzi per niente concorrenziali. Se veramente tenete alla questione dei diritti umani in Cina basta fare ciò. Altrimenti rifugiatevi in un più dignitoso silenzio. C’è già troppa gente che parla per dare fiato alla bocca.

P.S. A proposito di gente che parla per dare fiato alla bocca. Il nostro amato premier a proposito della sua mancata partecipazione all’inaugurazione dei giochi olimpici ha esibito uno splendido “ci sono 50 gradi, me l’hanno sconsigliato”. Probabilmente temeva di vedere uno stato autoritario che funziona. Il suo per ora funziona solo nei sondaggi (suoi).