Ci voleva una pausa balearica prima di ricomiciare la solita vita universitaria. Ibiza é una sorta di universo parallelo con regole e ritmi decisamente diversi dai miei consueti. La notte diventa il giorno e il giorno è la notte. Il centro sono i club: tutto si muove attorno ad essi. All’inizio (se non si é degli esaltati) può sembrare un luogo per alieni: in realtà é soltanto una bolla spazio-temporale in cui risulta normale fare cose che non si farebbero altrove. E’ un porto franco dei comportamenti. Tutto ciò che accade deve essere preso con leggerezza: è vietato assegnare un valore agli eventi. E’ un modo per uscire temporaneamente dalla monotonìa del quotidiano, evitando però di investigare troppo l’inevitabile vuoto di senso di una vita dedicata alla notte.
Eivissa
30 09 2008Commenti : 1 Commento »
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Il Maestro Unico
12 09 2008A mio parere l’introduzione del maestro unico per le scuole elementari dal prossimo anno scolastico è un atto di pessimo governo. Non ho i titoli necessari per analizzare la questione da un punto di vista “da addetto ai lavori”, ma sicuramente posso esprimere la mia idea da “utente” del sistema scolastico italiano.
- La crisi anche quando non c’è. Per aprire la strada a questa ennesima riforma della scuola è stata diffusa l’idea che la scuola elementare italiana non funziona e che il sistema attuale non è più sostenibile. Mi sembra che i problemi della scuola italiana siano molto più gravi negli stadi successivi: è dalle scuole medie in poi che l’Italia inizia ad arrancare nei confronti degli altri paesi europei. Le elementari sono ottime.
- Il pluralismo o il pensiero unico? Le scuole elementari sono probabilmente il momento in cui un bambino è più influenzabile, poiché ancora privo di quegli strumenti (che la scuola e la famiglia dovrebbero fornire) che lo rendono critico. E’ quindi evidente che per un bambino può essere determinante l’apporto di figure differenti nel processo della sua formazione. Non è un male crescere in un clima di collaborazione e coordinamento tra più insegnanti; può far capire che il lavoro di gruppo talvolta serve a qualcosa; che raccogliere punti di vista diversi per uno scopo comune aiuta nel proprio lavoro; che anche un maestro può sbagliare, ed è un buon educatore quando ha il coraggio di ammetterlo. La scelta di imporre il maestro unico rischia di generare una carenza di pluralismo e di fornire al bambino una visione unica delle cose. Inoltre sono inimmaginabili i danni che potrebbero essere causati da un cattivo maestro (ahimé a volte esistono! e non penso che questa riforma sia in grado di individuarli ed estirparli…) che segue una classe per cinque anni e li priva della possibilità di un’alternativa. Non so con che convinzione sia stata pensata questa riforma; a me suggerisce un allineamento ad un sistema sempre più imponente di omologazione e di instaurazione di un pensiero unico. La televisione è stata la prima vittima, poi è stata la volta di una cospicua parte dell’editoria, ora è il momento della scuola. E’ il modo migliore per dare sicurezza ed estirpare ogni dubbio, per oscurare la vista fin da piccoli, per lasciare segni indelebili nelle menti dei futuri cittadini. Per ora non è un mio problema, ma credo che non avrei il coraggio di far crescere i miei figli in un sistema del genere.
- Il vile denaro. Dal punto di vista didattico la scelta del maestro unico ha motivazioni piuttosto deboli e a mio parere ambigue. Il vero motivo, nemmeno troppo velato dalla stessa Gelmini, è la spesa. Infatti questo nuovo sistema ha il merito di far risparmiare molti soldi (e di lasciare a casa molti insegnanti). L’Italia è notoriamente il paese degli sprechi e delle spese inutili, ma, tra i molti campi in cui sono possibili tagli alla spesa, quello dell’istruzione (assieme a quello della sanità) mi sembra il più scellerato. Risparmiare sulla scuola è un intervento miope da parte di uno stato. Vuol dire rinunciare definitivamente ad un futuro ed accontentarsi di un presente tutt’altro che soddisfacente. A mio parere la scuola (statale!) in tutti i suoi ordini dovrebbe essere la destinazione primaria di fondi statali, perché in essa si costruisce la società di domani. In questo momento, in un banco qualsiasi, in una qualsiasi scuola italiana, sta studiando un futuro Primo Ministro d’Italia. Mi piacerebbe che la scuola lo aiutasse ad essere migliore di quello attuale.
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Elettore “ombra”
7 09 2008Alle ultime elezioni ho votato PD ed ora me ne sono pentito. Il fatto sarebbe irrilevante se riguardasse solo me. Purtroppo ho l’impressione che non riguardi solo me. Le ragioni di una tale delusione sono molte:
- La reazione alla sconfitta: il risultato elettorale è sicuramente stato negativo, ma non disastroso. In pochi mesi di opposizione “ombra” si è riusciti a compiere il disastro. In nome di un non ben definito ed ingenuo “dialogo” con il governo, si è riusciti a mettere in evidenza tutte le questioni irrisolte (ad esempio quella della laicità) interne ad un partito nato prematuro, senza mai arrischiarsi a ledere la maestà di un premier tutt’altro che diligente ed esemplare. Sembra che ormai si abbia paura ad attaccare il proprio rivale! Andiamo a vedere cosa accade negli Stati Uniti (a parere di molti la più grande democrazia del mondo) …
- Il premier “ombra”: probabilmente non c’era espressione più azzeccata; la figura di Veltroni è passata dalla lucente aria d’innovazione della campagna elettorale al buio pesto della rassegnazione. Il pensiero ricorrente è: “Tanto quello là per i prossimi cinque anni non se ne va…”.
- Il “Professore” in pensione: Prodi è diventato una figura scomoda, il ricordo del suo governo litigioso non si accorda con l’armonia di facciata del PD. Eppure quest’uomo è l’unico che è riuscito a riunire una compagine di sinistra e a battere due volte su due Berlusconi. Non ha mai fallito. Il suo problema è stata la comunicazione: ha preferito badare alla sostanza piuttosto che alle parole. In Italia è un peccato imperdonabile.
- Le mosse che non ti aspetti: è di pochi mesi fa’ la notizia dell’acquisto dell’Unità da parte di Renato Soru (fondatore di Tiscali e Presidente della Regione Sardegna). Niente di male, anzi la sua mossa ha impedito l’ingresso nel quotidiano della famiglia Angelucci (già proprietaria di Libero e Il Riformista). Ciò che può lasciare spiazzati è la sostituzione del direttore Antonio Padellaro (che assieme a Furio Colombo rilanciò il quotidiano dato per morto nel 2001) con Concita de Gregorio. E’ ovvio che l’editore ha libertà di scegliere chi più gli aggrada per dirigere il proprio giornale; tra l’altro la de Gregorio è un’ottima giornalista con un lungo lavoro a Repubblica. E’ però strano che la decisione arrivi dopo un’intervista di Veltroni al Corriere della Sera in cui auspicava un “direttore donna” per l’Unità. Sono mosse che eravamo abituati a vedere nell’altro schieramento. Anche se con molta più disinvoltura. (da Le cose che non si dovevano dire, Marco Travaglio, l’Unità, 25 agosto 2008)
- Il folklore perduto: può sembrare poco rilevante, ma la trasformazione delle Feste dell’Unità in Feste del Partito Democratico ha un significato non secondario. E’ un modo per disfarsi in fretta di un passato che non va d’accordo con le nuove linee del partito, per liberarsi di un giornale forse un pò troppo di opposizione e indipendente, per stabilire un’equivalenza PD=DS=PDS=(PCI) nella mente dei frequentatori più anziani. Personalmente non sono di certo contro l’innovazione, ma non sono ancora pronto a dimenticarmi di Gramsci e della sua eredità.
Di fronte ad uno scenario del genere prevale lo smarrimento e l’angoscia di una mancanza di alternativa. C’è quasi da rallegrarsi di non avere elezioni incombenti…
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Consigli per l’ascolto #6: Afterhours – Riprendere Berlino
2 09 2008Singolo tratto dall’album I Milanesi Ammazzano il Sabato uscito a maggio di quest’anno. E’ piuttosto difficile cogliere il significato profondo del testo: forse per Manuel Agnelli nemmeno esiste un unico significato…Ad ogni modo la canzone sembra ruotare attorno ad un nucleo centrale costituito dal totale straniamento rispetto ai rapporti e al tempo. Torna più volte il timore di cercare qualcosa e di non ritrovarlo più come lo si aspettava. Ciò può accadere per una persona, un’idea, una città. Non mi dispiacerebbe riprendere Berlino: anche se ci sono luoghi a cui sono molto più legato, un giorno credo che la vorrò rivedere.
Luce del mattino
Luce di un giorno strano
Pensavi di esser perso
e cambia il tuo destinoNon sarebbe bello
Non farsi più del male?
Non sarebbe strano
Se capitasse a noi?Anche il paradiso
Può essere un inferno
Era tutto scontato
Finché non sei cadutoNon sarebbe bello
Riprendere Berlino?
Non sarebbe strano
Prenderla senza eroi?Non sarebbe bello
Venire ad incontrarti?
Senza aver paura
Di non ritrovarci maiFuori dalla tua porta
Fare la cosa giusta
Essere razionali
Mentre ti gira la testaNon sarebbe bello
Non farci più del male?
Non sarebbe eroico
Non essere degli eroi?Non sarebbe strano
Essere più leggeri?
E non aver paura
Se capitasse a noiSe capitasse a noi
Se capitasse a noi
Se capitasse a noi
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Consigli per la lettura #4: Natalia Ginzburg – Lessico famigliare
28 08 2008Un libro consigliatomi da una persona che non saprei bene come inquadrare, ma che devo ringraziare per avermi fatto fare questa bella scoperta. Si racconta la storia di una famiglia ebraica e antifascista, i Levi, nella Torino del periodo compreso tra i primi anni Trenta e i primi Cinquanta. I fatti narrati in sè non hanno una sostanziale rilevanza: si tratta di vicende probabilmente comuni ad altre famiglie di quegli anni. Sono altri i fattori che rendono unico questo lavoro. Il primo è una sapiente ripetizione ed esaltazione delle frasi e dei modi di dire che contraddistinguono la famiglia Levi. Sono quelle frasi in cui la famiglia trova la sua identità, quelle parole che anche a distanza di anni hanno il potere di rievocare il sapore di situazioni passate. Parole che probabilmente ogni famiglia possiede, ma di cui spesso non ci si accorge. Il secondo è l’ambientazione in una splendida Torino con i suoi personaggi di grande spessore. La famiglia Levi viene infatti a contatto con il meglio della società antifascista del tempo: Filippo Turati, Anna Kuliscioff, Vittorio Foa, Leone Ginzburg, la famiglia Olivetti, Cesare Pavese, etc.. E’ il ritratto di una classe dirigente responsabile che si impegna in prima persona nella lotta antifascista, che teme più per la propria libertà che per la propria vita e che in alcuni casi paga il prezzo più alto per il proprio coraggio. Questo libro apre dunque un interessante squarcio nell’Italia a cavallo della Seconda Guerra Mondiale: dall’occhio del microcosmo famigliare assistiamo agli stravolgimenti che un evento di così grande portata può causare, senza però riuscire mai a ledere il potere di certe parole proprie di ogni famiglia.
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Note di costume #1
25 08 2008
E’ stata l’unica cosa che mi ha emozionato di queste Olimpiadi. Vedere Jimmy Page così in forma fa sempre ben sperare; dopo la one-day reunion dei Led Zeppelin lo scorso Dicembre per beneficenza, sarebbe spettacolare rivederli in un vero e proprio tour, anche se probabilmente l’età avanzata non aiuta e non fornisce più molte motivazioni per rimettersi in giro. Ad ogni modo è stato bello il duetto con Leona Lewis (comincio a rivalutarla…) per Whole Lotta Love…Anche se forse si potevano evitare simboli troppo stereotipati per presentare Londra (i doubledeck bus rossi, Beckham, gli ombrelli…mancavano solo i Beatles!!)
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Consigli per la lettura #3: Cesare Pavese – La Luna e i Falò
24 08 2008
Non è certo una rivelazione. La Luna e i Falò è noto come il capolavoro di Pavese. Da molto tempo desideravo leggerlo e le mie aspettative non sono state deluse. Il tema centrale è la ricerca di un’identità da parte del protagonista Anguilla. E’ un trovatello, è cresciuto nella difficile realtà contadina delle Langhe nel periodo tra le due guerre e dopo molti anni (dopo aver trovato fortuna a Genova e poi negli Stati Uniti) è ritornato nelle terre dell’infanzia alla ricerca delle sue radici. La storia si muove costantemente su due piani: la contemporaneità alla narrazione principale e il ricordo della giovinezza (con continui flashback). Ad arricchire la narrazione contribuiscono le descrizioni di un paesaggio ameno e al tempo stesso soffocante, i continui rimandi alla guerra partigiana e le splendide caratterizzazioni dei personaggi.
Un libro per pensare e con cui riflettere.
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Consigli per l’ascolto #5: Francesco Guccini – L’Avvelenata
22 08 2008
Uno sfogo rabbioso. La canzone fu scritta di getto, in treno, in risposta ad una recensione poco gradita di Riccardo Bertoncelli all’album Stanze di vita quotidiana del 1974. L’accusa di Bertoncelli era di aver fatto uscire quel disco solo per soddisfare la casa discografica. La risposta bonaria di Guccini fu “Guarda che non hai capito un cazzo”. Per me questa canzone è il simbolo di quell’orgoglio sanguigno, ingenuo e provinciale che da sempre caratterizza l’appartenenza a questa terra emiliana. E’ quell’agire in buona fede che spesso dimentica di pensare alle conseguenze. E’ ciò di cui oggi probabilmente non si ha più bisogno, ma che trasuda un sapore di autenticità ormai dispersa.
Ma se io avessi previsto tutto questo,
(dati cause e pretesto) le attuali conclusioni,
credete che per questi quattro soldi,
questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni
va be’, lo ammetto che mi son sbagliato
e accetto i crucifige e così sia
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia
il primo che ha studiato.Mio padre forse aveva anche ragione,
a dire che la pensione è davvero importante
mia madre non aveva poi sbagliato,
a dir che un laureato conta più di un cantante
giovane e ingenuo io ho perso la testa
sian stati i libri, o il mio provincialismo
e un cazzo in culo e accuse di arrivismo, dubbi di qualunquismo
son quello che mi resta.Voi critici, voi personaggi austeri
militanti severi, chiedo scusa a ‘vossia’
però non ho mai detto che a canzoni
si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
io canto quando posso e come posso
quando ne ho voglia, senza applausi o fischi
vendere o no ‘non passa’ fra i miei rischi,
non comprate i miei dischi
e sputatemi addosso.Secondo voi, ma a me cosa mi frega
di assumermi la bega di star quassù a cantare
godo molto di più nell’ubriacarmi,
oppure a masturbarmi, o al limite a scopare
se son d’umore nero allora scrivo
frugando dentro alle nostre miserie,
di solito ho da fare cose più serie,
costruir su macerie, o mantenermi vivo.Io tutto, io niente, io stronzo ed io ubriacone,
io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
io ricco, io senza soldi, io radicale,
io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista
io frocio, io perché canto so imbarcare
io falso, io vero, io genio e io cretino,
io solo, qui, alle quattro del mattino,
l’angoscia e un po’ di vino
e voglia di bestemmiare.Secondo voi, ma chi me lo fa fare,
di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento
ovvio il medico dice «sei depresso»,
nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento
e io ho sempre detto che era un gioco
sapere usare o no d’un certo metro
compagni il gioco si fa teso e tetro,
comprate il mio didietro,
io lo vendo per poco.Colleghi cantautori, eletta schiera
che si vende alla sera per un po’ di milioni
voi che siete capaci, fate bene,
ad aver le tasche piene, e non solo i coglioni,
che cosa posso dirvi? andate e fate,
tanto ci sarà sempre, lo sapete,
un musico fallito, un pio, un teoreta,
un Bertoncelli o un prete
a sparare cazzate.Ma se io avessi previsto tutto questo
(dati causa e pretesto) forse farei lo stesso
mi piace far canzoni e bere vino,
mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto
dei panni che son solito portare
ho tante cose ancor da raccontare per chi vuol ascoltare,
e a culo tutto il resto.
P.S. Il 10 Ottobre Guccini sarà a Parma al Palasport. Anche se un pò invecchiato, direi che val la pena vederlo ancora…
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Composizioni Elettroniche #2 – The River Remix
21 08 2008Approfittando di un momento particolarmente ispirato, come promesso qualche giorno fa’, ho messo le mani su un pezzo degli Hushroom a loro insaputa. Il risultato è decisamente lontano dalla canzone originale (a mio parere molto bella). Ad ogni modo ancora una volta Ableton Live si è dimostrato essenziale e penso continuerò ad usarlo per molto tempo. Il lavoro è sicuramente migliorabile dal punto di vista della gestione delle parti vocali, ma la mancanza di una acappella o di una traccia solo vocal mi ha costretto ad ingegnarmi con effetti per nascondere le imperfezioni.
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